Pubblicità indesiderata: dalla cassetta al cassonetto

Un anno di pubblicità in una cassetta postale francese: una pila di depliant alta 50cm e pesante 26 kg.
Chi è stato in Olanda avrà senz’altro notato i curiosi adesivi che si trovano su quasi tutte le cassette postali e che portano scritto bene in grande JA e NEE e, più in piccolo a fianco, parole incomprensibili per chi non conosce l’olandese. Eppure, anche senza comprendere la lingua, è facile immaginare il significato di quell’adesivo: il titolare della cassetta postale indica che cosa desidera ricevere e cosa no. In Olanda, infatti, esiste una legge che punisce chi recapita messaggi pubblicitari indesiderati.
Secondo i dati diffusi al Convegno sulla riduzione dei rifiuti tenutosi a Rimini nel 2005, il 20% dei cittadini italiani non desidera questo genere di pubblicità.
Si tratta di una mole imponente di carta che ogni giorno si accumula nelle nostre cassette e, in molti casi, finisce direttamente nel bidone della carta (nella migliore delle ipotesi, nella peggiore nel bidone indifferenziato). In ogni caso è carta che non serve a nessuno e che va a pesare sul processo di riciclo dei materiali.
A Bruxelles l’uso di adesivi sulle cassette postali ha ridotto di 30-40 kg per famiglia la quantità di carta gettata ogni anno.
In attesa di una legge analoga a quella olandese i francesi si sono attrezzati. Periodicamente in diverse città si tengono raduni di attivisti antipubblicità che riversano, generalmente davanti al municipio, centinaia di volantini e depliant indesiderati ricevuti per sensibilizzare le persone e gli amministratori sull’inquinamento, fisico e mentale, e sui costi di riciclaggio imposti dalla pubblicità.
E in Italia? Alcune amministrazioni si pongono il problema, come nel caso della Provincia di Genova che, in un documento di fine ottobre 2009 su azioni da intraprendere per prevenire e ridurre i rifiuti urbani, si pone l’obiettivo di controllare la pubblicità indesiderata attraverso la distribuzione di adesivi da apporre alle cassette con riferimento all’ordinanza sindacale che sanziona eventuali violazioni.
Genova non è sola: altre Province e altri Comuni si propongono di raggiungere lo stesso obiettivo attraverso le medesime azioni. Per il momento si tratta solo di buone intenzioni che speriamo diventino presto buone pratiche.
E da voi? Esistono già gli adesivi per difendersi dalla pubblicità indesiderata?




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