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Storie di latte in bottiglia e fogli di alluminio

Latte in bottiglie di vetro

Latte in bottiglie di vetro

L’anagrafe, ahimé, mi assegna il ruolo di “memoria storica” del progetto e del blog. Proverò a interpretare questo ruolo non tanto per pura nostalgia del “come eravamo” (o, meno che mai, del “si stava meglio quando…”, nonostante il titolo ironico della categoria che racchiude anche questo post) ma per ricordare da dove siamo partiti e, visto dove siamo arrivati, riflettere su alcuni comportamenti del passato che, forse, non sarebbe male tornare a praticare.

Come già detto, il concetto di “rifiuto” è piuttosto recente: una volta c’era la “spazzatura”, che comprendeva quello che si spazzava via dalle superfici (domestiche e non) e quello che, dopo l’uso,  non era in alcun modo riutilizzabile.

Nelle nostre case, praticamente fino all’inizio degli anni ’60, venivano buttati nella “spazzatura” solamente gli scarti: cose inutili dal punto di vista alimentare o domestico.

Anche le attività produttive (in specie piccola industria ed artigianato) erano molto attente a non gettare ciò che, con poca spesa, sarebbe potuto tornare utile.

Oggi, quando vedo che si riaffacciano timidamente alcuni di quei comportamenti (il latte sfuso, ad esempio), ricordo con un velo di nostalgia di quando in latteria si andava con una bottiglia di vetro vuota (sulla quale si era pagata la cauzione) per ritirarne un’altra piena – con un dito di panna in cima, peraltro … – tappata  con una foglia di alluminio con stampigliata la data di confezionamento.

La bottiglia riconsegnata veniva sterilizzata e riempita nuovamente in un ciclo produttivo continuo presso la “Centrale del latte”: questa si trovava vicino casa mia ed era meta obbligata di visita scolastica per tutti noi (con tema a seguire…).

La Centrale recuperava le bottiglie di vetro (quelle rotte bisognava pagarle) e noi bambini recuperavamo i tappi di alluminio che, pur leggeri, dopo qualche tempo costituivano un “tesoretto” da vendere allo straccivendolo: all’epoca in ogni quartiere ce n’era almeno uno.

Allo straccivendolo noi portavamo periodicamente quanto raccoglievamo ed accantonavamo nei nostri depositi segreti: ferro ed altri metalli (più ancora dell’alluminio era ricercato il rame), vetro, ossa, ecc.

C’era perfino chi ci pagava (udite, udite) i noccioli di pesca, che si diceva fossero utilizzati per ricavare dal seme sostanze da utilizzare in pasticceria…

E poi… beh, prima di arrivare ad oggi ci sono tanti “poi” che cercherò di illustrare nelle prossime occasioni (senza commuovermi troppo, lo prometto).

Foto di daveknapik

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6 commenti all'articolo “Storie di latte in bottiglia e fogli di alluminio”

  1. silvia scrive:

    Grazie Italo, bellissimo post! Mi hai fatto tornare in mente le bottiglie di vetro del latte delle elementari e un sacco di altre cose

  2. [...] a sostenere molte persone in serie difficoltà economiche. Mi ricorda un po’ quello che mio papà raccontava qui qualche giorno fa a proposito dei piccoli tesori che da bambino raccoglieva per venderli allo [...]

  3. corina scrive:

    pur essendo giovane (ho 30 anni) io che vivo da sempre in un paesino di campagna, ricordo perfettamente quando la sera prima di cena, io e mio fratello andavamo a piedi dallo zio che aveva la stalla a prendere il latte. il gusto impareggiabile del latte è rimasto nella mia mente come il “gusto del mattino” e la cosa migliore era il fatto che tutti in paese prendevano il latte da qualcuno in stalla…altro che km zero: erano al massimo 200 metri!! ora in tutto il paese sono rimaste solo 2 stalle e il latte ormai si compra solo in negozio e per ben che vada arriva da una cinquantina di km!!

  4. michele scrive:

    Vorrei se possibile che mi aiutaste a trovare una fabbrica dove ordinare bottigli del latte da mezzo litro. Sono sicuro che esistono. Io ho un piccolo chiosco sulla spiaggia di Alberoni e quest’ anno vorrei cessare la vendita di lattine e porcate a perdere vendendo solo bibita sfuse su bottigli a rendere(The fatto da noi,Infuso si mirtillo,Limonata al limone fresco di Sicilia.)Stopo fanta e coca…….. solo birra e vino sem pre in queste bottiglie che hanno la bocca larga e possono essere tappate con tappi di plastica tipo damigiana. MI aiutate ?posso ospitare un due giorni per premio a chi riesce a procurarmi il nome della fabbrica italiana. Forse non sono in commercio ma posseggono gli stampi campione. Sò che esistono erano quelle con li tappo sottile di stagnola.HELP:Ciao atutti e complimenti per il sito MIchele Pizzardello Alberoni Spiaggia libera

  5. claudia scrive:

    Ciao Michele, provo a cercare e ti dico. Complimenti a te per l’idea!

  6. michele pizzardello scrive:

    Non ci sono riuscito perchè non ho trovato aziende che mi fornissero.
    “se avessero pensato che tutti facessero cosi? Sarebbe dannoso alla produzione? comunque insisto fin d’ ora per il prossimo anno.

    Ciao a chiunque mi volesse aiutare .
    So’ che non mi credete ma una faccenda così banalem sembra impossibile da realizzarsi-
    Michele

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