Un mese di rifiuti: i miei
Primo mese di Chilopesa, tempo di un piccolo consuntivo.
Questo mese ho prodottola bellezza di:
6,2 kg di umido e indifferenziato
2 kg di vetro
0,5 kg di carta
E la plastica? C’è anche quella (v. testimonianza fotografica) ma non ha raggiunto peso rilevabile e quindi per ora se ne resta parcheggiata nella sua sportina. Il che mi suggerisce di ricordare un piccolo consiglio di economia domestica: i rifiuti in plastica e carta vanno compressi (leggi, pigiati) prima di essere buttati nel cassonetto. Per ridurre i viaggi ai cassonetti a chi butta ma soprattutto per far risparmiare spazio a chi raccoglie.
Il mio impegno personale, stanti i dati qui sopra, è ottimizzare proprio l’umido, cercando di acquistare solo ciò che realisticamente posso consumare o ha una data di scadenza lontana e soprattutto ben visibile.
Attendo con fiducia l’avvento del frigorifero super tecnologico che non solo mi avvisi sui prodotti in scadenza ma mi faccia salutari predicozzi pre-spesa. Una cosa tipo: “Sei proprio sicura di voler comprare lo yogurt di capra tibetana o lo lascerai lì finché non cercherà da solo la via della libertà?”.
Pensavo che tra gli autori di Chilopesa avrei fatto la parte della pecora nera (niente differenziazione dell’umido, attitudine allo spreco) ma per ora mi sembra di cavarmela. Certo, nessuno mi leva il sospetto che, in proporzione, la produzione di rifiuti di un singolo sia maggiore di quella delle famiglie. Dove il packaging è redistribuito, ma soprattutto dove si attivano virtuose logiche di riuso interno: c’è sempre qualcuno si getta sulla la crosta del parmigiano o una mamma che raccatta ciò che la prole scarta.




Mi ha fatto sorridere la tua ultima osservazione, ma effettivamente devo ammettere che in famiglia si “ridistribuisce” molto, anche nell’alimentare. Anche se l’attitudine allo “spreco” del cibo secondo me è frutto di una mancanza di corretta educazione, sin da piccoli.