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Referendum sulla Riforma costituzionale: le proposte delle compagini politiche

A pochi giorni dal referendum sulla riforma costituzionale si sta assistendo ad un’acerrima lotta tra il fronte del no e il fronte del sì. Le motivazioni delle due diverse visioni politiche sono varie, e spesso si sta cercando di caricare il referendum di un peso che esula dal semplice assenso o dissenso nei confronti del quesito referendario.

Una visione politica


Il Disegno di legge per la Riforma Costituzionale propone una serie di modifiche sostanziali al processo legislativo; in particolare si snatura totalmente il Senato, che perde il suo potere legislativo per diventare un organo che si occupa esclusivamente di questioni locali. Le modifiche proposte alla costituzione però sembrano occupare una piccola parte delle discussioni tenute tra opposizione e maggioranza di governo. In moltissimi dibattiti infatti si tende a caricare il referendum di una valenza politica. La vittoria del no è vista come la possibilità di dichiarare il proprio dissenso nei confronti del governo e del suo operato, cosa che potrebbe portare il premier Renzi alle dimissioni anticipate. Questo clima ha portato moltissimi italiani a non sapere come votare e il fronte degli indecisi, a pochi giorni dal referendum, è ancora molto ampio.

Il nuovo Senato


La Riforma Costituzionale propone un Senato del tutto diversi da quello oggi presente. Il Senato delle Regioni sarà costituito da solo 100 Senatori, 74 dei quali scelti tra i consiglieri comunali, 21 tra i sindaci italiani. 5 senatori saranno invece designati dal Capo dello stato e resteranno in carica per 7 anni, come il Presidente della Repubblica. Gli altri senatori invece resteranno in carica solo per il periodo in cui mantengono il loro ruolo locale; al momento del rinnovo di un consiglio comunale o regionale, si andrebbero a sostituire anche gli eventuali Senatori di quella regione o di quel comune. Si inserisce quindi un maggiore turn over all’interno del Senato. I senatori non percepiranno alcuna indennità per questo compito istituzionale.

Come cambiano i referendum


Resta fissata a 500.000 la quota minima di persone firmatarie per poter indire un referendum; si aggiunge però la norma per cui, e tale numero dovesse salire sopra gli 800.000, allora il referendum potrà godere di una diminuzione del quorum per stabilirne la validità. Inoltre viene introdotto il referendum propositivo, visto che oggi in Italia è possibile indire solo referendum abrogativi. Le proposte di legge di iniziativa popolare vedono il numero di firme minime passare da 50.000 a 150.000.

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