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	<title>Chilo avrebbe mai pesato?</title>
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		<title>Consigli per ridurre gli sprechi alimentari</title>
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		<pubDate>Mon, 26 Jul 2010 09:22:56 +0000</pubDate>
		<dc:creator>claudia</dc:creator>
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		<description><![CDATA[A giudicare dalle mie pesate e secondo quanto conferma l&#8217;esperienza di Roberta, sono gli avanzi di cibo la componente più consistente dei rifiuti che buttiamo. Spesso non si tratta nemmeno di avanzi in senso stretto ma piuttosto di cibo comprato in eccesso e scaduto prima di essere cucinato e consumato.
In Italia si parla di uno [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://www.chilopesa.it/wp-content/uploads/2010/07/half-frozen-food-waste-foto-di-ocean-of-stars.jpg"><img class="alignleft size-medium wp-image-539" style="margin-left: 10px; margin-right: 10px;" title="half-frozen food waste foto di ocean of stars" src="http://www.chilopesa.it/wp-content/uploads/2010/07/half-frozen-food-waste-foto-di-ocean-of-stars-300x300.jpg" alt="" width="300" height="300" /></a>A giudicare dalle mie pesate e secondo quanto conferma <a title="l'esperienza di Roberta" href="http://www.chilopesa.it/2010/07/14/il-mio-mese-di-chilopesa-con-quattro-mesi-di-ritardo/">l&#8217;esperienza di Roberta</a>, <strong>sono gli avanzi di cibo la componente più consistente dei rifiuti che buttiamo</strong>. Spesso non si tratta nemmeno di avanzi in senso stretto ma piuttosto di cibo comprato in eccesso e scaduto prima di essere cucinato e consumato.</p>
<p>In Italia si parla di uno spreco di 1,5 milioni di tonnellate di prodotti alimentari, come abbiamo avuto modo di scrivere <a title="Cibo sprecato" href="http://www.chilopesa.it/2010/02/10/cibo-sprecato/">alcuni mesi fa</a>, pari ad un valore di mercato di 4 miliardi di euro.</p>
<p>E&#8217; estate ed è tempo di &#8220;Consigli per&#8230;&#8221; in tutti i tg. Non vogliamo essere da meno, ecco quindi <strong>i consigli di Chilo avrebbe mai pesato per ridurre gli sprechi alimentari</strong>.</p>
<p><strong>1. Fare una lista della spesa ragionata e dettagliata</strong></p>
<p>Preparare una lista della spesa prima di uscire a comprare è un gesto abbastanza diffuso. A volte, però, occorre più attenzione per far sì che la lista diventi uno strumento per combattere gli sprechi: pensare a cosa si vuole cucinare, programmare i pasti dei giorni a venire e impegnarsi per rispettare gli impegni può aiutare a consumare tutto ciò che si acquista.</p>
<p><strong>2. Comprare meno e più spesso</strong></p>
<p>Andare al supermercato una volta a settimana, magari nel week end, è indubbiamente comodo, ma spesso è difficile programmare con efficacia i pasti di un&#8217;intera settimana senza rischiare di esagerare con gli acquisti e ritrovarsi, dopo qualche giorno, a gettare cibo non consumato. Conviene, quindi, comprare più volte durante la settimana e solo le cose che si è sicuri di cucinare. Andare in negozio con le idee chiare su cosa si vuole fare e comprare gli ingredienti necessari, magari cercando di cucinare con quello che già si ha in casa da finire.</p>
<p><strong>3. Cucinare subito gli alimenti deperibili</strong></p>
<p>Per ridurre la quantità di cibo gettato senza essere consumato può essere utile decidere di dedicare un po&#8217;di tempo, appena fatta la spesa, a cucinare le verdure o la carne che vanno a male in poco tempo e conservarle poi in frigorifero (o congelatore) pronte a essere consumate qualche giorno dopo.</p>
<p><strong>4. Sapere sempre cosa c&#8217;è in frigo e in dispensa</strong></p>
<p>Qualche mese fa, stanca di comprare cose che poi ritrovavo, puntualmente, nel congelatore, ho dedicato un&#8217;ora di un sabato pomeriggio a fare una lista con il contenuto del congelatore. Ho appeso la lista in cucina e ogni volta che pensavo a come organizzare i pasti dei giorni a seguire scorrevo la lista, traevo ispirazione, scongelavo e cancellavo quello che stavo per cucinare. Nel giro di poco tempo sono riuscita a svuotare quasi del tutto il congelatore senza rischiare di dimenticare arrosti o sacchetti di fagiolini per ere geologiche. Dovrei decidermi a fare lo stesso per il frigorifero.</p>
<p><strong>5. Sbizzarrirsi in invenzioni culinarie con gli avanzi</strong></p>
<p>Recuperare gli avanzi del giorno prima, i rimasugli del frigorifero, le manciate di riso o altri cereali rimasti in dosi inutilizzabili per creare un vero piatto può essere molto divertente, permette di scatenare la fantasia o anche solo di creare piatti veloci: quiche, polpettoni, fritti&#8230;Recentemente ho preparato un sugo di peperoni e pancetta, vagamente ispirato a <a title="Sugo di peperoni" href="http://www.cookaround.com/yabbse1/showthread.php?t=10299&amp;page=1" target="_blank">questo</a>, che ha dato grandi soddisfazioni.</p>
<p><strong>E voi, che consigli aggiungereste?</strong></p>
<p><em>Foto di <a title="Foto di Ocean of stars" href="http://www.flickr.com/photos/ocean_of_stars" target="_blank">Ocean of stars</a></em></p>
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		<title>Il mio mese di chilopesa (con quattro mesi di ritardo)</title>
		<link>http://www.chilopesa.it/2010/07/14/il-mio-mese-di-chilopesa-con-quattro-mesi-di-ritardo/</link>
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		<pubDate>Wed, 14 Jul 2010 12:40:56 +0000</pubDate>
		<dc:creator>tostoini</dc:creator>
				<category><![CDATA[...e questo dove lo butto?]]></category>
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		<description><![CDATA[Hai presente quelle volte che ti tormenta la sensazione di aver dimenticato qualcosa, qualcosa di importante? Ecco, proprio quella lì.
E&#8217; da un po&#8217; come segue ed oggi le ho dato un nome: il post per Chilopesa!
E così, vergognosamente in ritardo, tiriamo le somme di un mese di chilopesa, anno del signore 2010, mese di marzo.
E [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><!-- 		@page { margin: 2cm } 		P { margin-bottom: 0.21cm } --><a href="http://www.chilopesa.it/wp-content/uploads/2010/07/bilancia.jpg"><img class="size-medium wp-image-529 alignleft" title="bilancia" src="http://www.chilopesa.it/wp-content/uploads/2010/07/bilancia-300x225.jpg" alt="" width="300" height="225" /></a>Hai presente quelle volte che ti tormenta la sensazione di aver dimenticato qualcosa, qualcosa di importante? Ecco, proprio quella lì.</p>
<p>E&#8217; da un po&#8217; come segue ed oggi le ho dato un nome: il post per Chilopesa!</p>
<p>E così, vergognosamente in ritardo, <strong>tiriamo le somme di un mese di chilopesa, anno del signore 2010, mese di marzo.</strong></p>
<p>E meno male che conoscendo la mia memoria da pesce rosso ho sempre appresso un&#8217;agenda, che il 31 marzo riassume:</p>
<p><strong>Umido</strong>: 6kg</p>
<p><strong>Carta</strong>: <em>4.70kg</em></p>
<p><strong>Plastica</strong>: <em>3.8kg</em></p>
<p><strong>Vetro</strong>: 5.7 kg</p>
<p><strong>Secco</strong>: <em>3kg</em></p>
<p>Pensavo peggio, ma ci sono diverse cose che mi hanno dato da riflettere.</p>
<p><strong>L&#8217;umido oltre alle classiche bucce, torsoli è scarti, è composto soprattutto da una cosa: errori di valutazione.</strong></p>
<p>Ci siamo fatti prendere di quando in quando dal demone del “<em>facciamo la scorta settimanale e non ci pensiamo più</em>” che per le scatolette va pure bene, ma con la frutta e verdura mal si concilia.</p>
<p>Bastano <strong>un paio di uscite in più, di pranzi fatti seguendo l&#8217;ispirazione del momento senza guardare in frigo e l&#8217;insalata appassisce insalutata ospite, la zucchina si copre di muffe e le melanzane si lasciano morire.</strong></p>
<p>Piccoli rimedi: il posto dove prendiamo frutta e verdura è a poche centinaia di metri in bicicletta. La verdura si può comprare in quantità più ridotte, ma più spesso. Che è anche una buona scusa per fare un giretto in bici.</p>
<p>L&#8217;ispirazione del momento invece andrebbe assecondata dopo aver occhieggiato in frigo per controllare le cibarie da smaltire.</p>
<p>Lo so, sto scoprendo l&#8217;acqua calda, ma a volte riscoprire l&#8217;ovvio può avere il suo perché.</p>
<p><strong>I chili della carta </strong>oltre a packaging e confezioni varie sono soprattutto<strong> centinaia di flyer e volantini pubblicitari dei supermercati locali</strong>, che si premurano di farci sapere con una certa frequenza le loro ultime offerte.<strong> Se per le mail posso si può fare l&#8217;<em>opt-out</em> per le comunicazioni pubblicitarie, nel caso di quelle cartacee come fare?</strong></p>
<p>La <strong>plastica </strong>è esclusivamente packaging. Bottiglie, pacchetti, sacchetti, bustine&#8230;</p>
<p>Per quello che riguarda l&#8217;acqua beviamo prevalmentemente quella del rubinetto filtrata con la brocca a carboni attivi – tipo la Brita, tanto per intenderci – ma le bevande gassate producono un sacco di monnezza. E qui è sulle abitudini che c&#8217;è da riflettere.</p>
<p>In tutti gli altri casi cerchiamo di scegliere prodotti con la minor quantità possibile di packaging inutile. C&#8217;è un caso che però mi ha colpito ed è la frutta e verdura di cui sopra.</p>
<p><strong>Ogni singolo prodotto deve andare in cassa avvolto nel suo sacchettino di cellophane trasparente munito di codice a barre.</strong></p>
<p>Una mela, un sacchetto.</p>
<p>Due zucchine, un sacchetto.</p>
<p>Finché sono frutti muniti buccia protettiva come meloni o angurie è facile, il codice si attacca direttamente al frutto; nel caso di mele, pesche, pere etc la quantità di sacchettini trasparenti che finiscono nella monnezza dopo ogni spesa è impressionante. Oltretutto sono di una plastica così sottile che una volta muniti di codice a barre ogni tentativo di rimuoverlo e riciclare il sacchetto la lacera inevitabilmente. Ed al mercato non va meglio: anche munendosi di sporta di stoffa, si finisce per tornare a casa con decine di sacchetti di carta, buste di plastica, contenitori. Soluzioni?</p>
<p>Rimane il <strong>vetro</strong>, che ogni singola volta che sono andata a gettarlo nell&#8217;apposita campana mi ha portato a pensare quanto sarebbe più sensato il <strong>vuoto a rendere</strong>.</p>
<p>E il <strong>secco</strong>. E&#8217; impressionante la quantità di materiali non riciclabili che vengono usati per le confezioni usa e getta. Una su tutti: il <strong>polistirolo</strong>.</p>
<p>Insomma, questo è stato il mio mese di marzo, visto dal lato del cassonetto dei rifiuti. Anche avendo già un minimo di abitudine a fare attenzione, a differenziare, a cercare di scegliere mettendo sul piatto etica, risparmio, ambiente, provare a fare un&#8217;esperimento del genere è una cosa che fa riflettere davvero a fondo sulle proprie abitudini, anche le più banali. Dopo aver passato anche solo 30 giorni a mettere su una bilancia il proprio rusco, è impressionante quanto cambia il modo in cui guardi alle cose prima di acquistarle.</p>
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		<title>L&#8217;eco-sostenibilità sui campi da calcio</title>
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		<pubDate>Fri, 09 Jul 2010 07:25:30 +0000</pubDate>
		<dc:creator>claudia</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Non sono esattamente tifosa della Juventus. Nemmeno lontanamente simpatizzante, per essere precisi. E pure Nike è un marchio che, per molte ragioni, non mi piace molto. Ma mi ha fatto molto piacere leggere questa notizia che trova una sua collocazione naturale in Chilo avrebbe mai pesato.
Le nuove magliette della squadra torinese, infatti, sono  realizzate [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://www.chilopesa.it/wp-content/uploads/2010/07/02juve_nuovemaglie.jpg"><img class="alignright size-medium wp-image-524" style="margin-left: 10px; margin-right: 10px;" title="Le nuove maglie della Juventus" src="http://www.chilopesa.it/wp-content/uploads/2010/07/02juve_nuovemaglie-300x245.jpg" alt="Le nuove maglie della Juventus" width="300" height="245" /></a>Non sono esattamente tifosa della Juventus. Nemmeno lontanamente simpatizzante, per essere precisi. E pure Nike è un marchio che, <a title="Ragioni per boicottare Nike" href="http://web.peacelink.it/boycott/nike/nike2.htm" target="_blank">per molte ragioni</a>, non mi piace molto. Ma mi ha fatto molto piacere leggere questa notizia che trova una sua collocazione naturale in Chilo avrebbe mai pesato.</p>
<p>Le nuove magliette della squadra torinese, infatti, <strong>sono  realizzate interamente in poliestere riciclato ottenuto da  bottiglie di  plastica. Ogni maglia è prodotta direttamente con un  massimo di otto  bottiglie.</strong> Si tratta del progetto <a title="Considered Design" href="http://www.nike.com/nikeos/p/gamechangers/en_US/considered" target="_blank">Considered Design</a>, attraverso il  quale Nike  intende ridurre o eliminare progressivamente le sostanze  tossiche e gli  scarti della produzione e aumentare l&#8217;utilizzo di  materiali  eco-compatibili.</p>
<p>«<em>Questo processo produttivo</em> &#8211; ha spiegato  Andrea Rossi, general manager di Nike Italy, in occasione della presentazione delle nuove maglie &#8211; <em>consente un  risparmio energetico superiore al 30% rispetto alla  produzione del  poliestere vergine</em>».</p>
<p>Una bella idea che speriamo si diffonda e diventi pratica comune ad altre squadre di calcio.</p>
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		<title>“Si giocava meglio quando si stava peggio”: battaglie simulate e no</title>
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		<pubDate>Wed, 30 Jun 2010 12:02:46 +0000</pubDate>
		<dc:creator>italo</dc:creator>
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		<category><![CDATA[Si stava meglio quando si stava peggio]]></category>
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		<description><![CDATA[Continua il viaggio nei giochi dell&#8217;infanzia nel dopoguerra, quando ogni oggetto era utile per diventare giocattolo e pretesto per lunghe ore di gioco in compagnia.
Forse perché gli echi della guerra erano ancora nell&#8217;aria, noi bambini dei primi anni ’50 avevamo uno “spirito bombarolo” che ci aveva fatto sviluppare particolari e pericolose competenze. Sapevamo realizzare rudimentali [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://www.chilopesa.it/wp-content/uploads/2010/06/Atlantic-City-Beach-foto-di-george-eastman-hous.jpg"><img class="alignright size-medium wp-image-520" style="margin-left: 10px; margin-right: 10px;" title="Atlantic City Beach foto di george eastman hous" src="http://www.chilopesa.it/wp-content/uploads/2010/06/Atlantic-City-Beach-foto-di-george-eastman-hous-234x300.jpg" alt="" width="234" height="300" /></a>Continua il <a href="http://www.chilopesa.it/2010/06/21/giochi-a-costo-zero-e-giocattoli-di-recupero-ovvero-%E2%80%9Csi-giocava-meglio-quando-si-stava-peggio%E2%80%9D/" target="_blank">viaggio nei giochi dell&#8217;infanzia nel dopoguerra</a>, quando ogni oggetto era utile per diventare giocattolo e pretesto per lunghe ore di gioco in compagnia.</p>
<p>Forse perché gli echi della guerra erano ancora nell&#8217;aria, noi bambini dei primi anni ’50 avevamo uno “spirito bombarolo” che ci aveva fatto sviluppare particolari e pericolose competenze. Sapevamo realizzare rudimentali ordigni esplosivi con il carburo o con una primitiva polvere pirica a base di zolfo (ottenuto dai cannelli per il torcicollo), carbone tritato e potassa (dalle pastiglie per la tosse), che poi facevamo scoppiare qua e là. Alcune esplosioni erano particolarmente efficaci, oltre che rumorose: una volta rischiammo perfino di far deragliare un tram (almeno, così sembrò alle nostre menti eccitate…).</p>
<p>In quei tempi, inoltre, nelle alture di Genova attorno al nostro quartiere non era difficile ritrovare proiettili inesplosi, con grande gioia dei più grandi ed esperti che, sapendo staccare l&#8217;ogiva dal bossolo, recuperavano pregiati metalli da vendere allo “stracciaio” ed esplosivo per i nostri giochi. Ripensandoci adesso avverto un brivido che l&#8217;incoscienza dell&#8217;età mi impediva di provare allora, nonostante ogni tanto si venisse a sapere di esplosioni e conseguenti più o meno gravi mutilazioni a danno di nostri coetanei meno attenti… o meno fortunati.</p>
<p>Lo spirito “guerriero” trovava sfogo in frequenti combattimenti, prevalentemente a sassate, con i “nemici” dei quartieri confinanti. Era uno spirito simile a quello dei protagonisti de <em>I ragazzi della Via Pál</em>: talvolta uscivamo dagli scontri feriti e malconci, ma dopo avere subito l&#8217;inevitabile pesante reprimenda dei genitori (più dolorosa delle ferite), eravamo già impavidamente pronti per la successiva battaglia.</p>
<p>Un’arma assai utilizzata, nel gioco e nei combattimenti, era la cerbottana (vulgo “cannetta”): era meno pericolosa della fionda e dell&#8217;arco e nel suo uso avevamo raggiunto livelli di perfezione. Le più rudimentali, costituite da una normale canna tagliata tra i due nodi, avevano una breve gittata e non assicuravano la precisione del tiro.</p>
<p>La svolta “tecnologica” arrivò grazie al figlio di un elettricista, che ci procurò, tramite il negozio del padre, delle stecche reggi-lampadario (tige, in termine tecnico). Di colpo fu tutta un&#8217;altra musica! Diventammo guerrieri imbattibili grazie al tiro più potente e più lungo e, soprattutto, alla precisione nel colpire l’obiettivo.</p>
<p>I proiettili delle cannette (“<em>pifacchiolli</em>” in dialetto) erano costituiti da una striscia di carta arrotolata fino a formare un cono la cui punta veniva sigillata con la saliva: tale sistema era idoneo per un utilizzo a breve termine, per il gioco o l&#8217;allenamento, poiché appena la saliva si asciugava il pifacchiollo si apriva. In preparazione di “battaglie”, quando avevamo necessità di un’ampia scorta di munizioni da portare con noi in una specie di cartucciera, sigillavamo il <em>pifacchiollo</em> con la colla: così non si sarebbe aperto e, soprattutto, sarebbe diventato più duro e doloroso.</p>
<p>Con la carta oleata o con l’inserimento di uno spillo era possibile preparare <em>pifacchiolli</em> più dolorosi che però, per la loro pericolosità, furono banditi dai combattimenti con un apposito “trattato”. Le tige, oltre ai miglioramenti citati, consentivano di realizzare con opportuni distanziatori (in genere tappi di sughero) cerbottane multiple, a due o più cannette affiancate, aumentando la rapidità di tiro ed il “volume di fuoco”.</p>
<p>La battaglia coi <em>pifacchiolli</em> era diventata “la madre di tutte le battaglie”…</p>
<p>Foto: <em><a title="foto George Eastman House" href="http://www.flickr.com/photos/george_eastman_house" target="_self">George  Eastman House</a></em></p>
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		<title>Giochi a costo zero e giocattoli di recupero:  ovvero “si giocava meglio quando si stava peggio”</title>
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		<pubDate>Mon, 21 Jun 2010 07:51:28 +0000</pubDate>
		<dc:creator>italo</dc:creator>
				<category><![CDATA[In evidenza]]></category>
		<category><![CDATA[Si stava meglio quando si stava peggio]]></category>
		<category><![CDATA[giocattoli]]></category>
		<category><![CDATA[giochi]]></category>
		<category><![CDATA[storia della spazzatura]]></category>

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		<description><![CDATA[Nei primi anni del dopoguerra, nella nostra periferia di Genova l’infanzia era proprio un periodo felice!
Come tutte le infanzie, beninteso, però in quei tempi di rinascita morale prima ancora che economica, nelle case, nelle scuole, nei rapporti tra le persone regnava un ottimismo che rendeva sopportabile una situazione per certi versi ancora precaria, per privazioni [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://www.chilopesa.it/wp-content/uploads/2010/06/madrid-scenes-de-rue-foto-di-George-Eastman-House.jpg"><img class="alignleft size-medium wp-image-513" style="margin-left: 10px; margin-right: 10px;" title="madrid scenes de rue foto di George Eastman House" src="http://www.chilopesa.it/wp-content/uploads/2010/06/madrid-scenes-de-rue-foto-di-George-Eastman-House-300x226.jpg" alt="" width="300" height="226" /></a>Nei primi anni del dopoguerra, nella nostra periferia di Genova l’infanzia era proprio un periodo felice!</p>
<p>Come tutte le infanzie, beninteso, però <strong>in quei tempi di rinascita morale prima ancora che economica, nelle case, nelle scuole, nei rapporti tra le persone regnava un ottimismo che rendeva sopportabile una situazione per certi versi ancora precaria, per privazioni causate dalla guerra.</strong></p>
<p>Nel nostro quartiere si erano sviluppate fabbriche e imprese artigiane, nelle nostre famiglie regnava un forte senso di partecipazione, anche politica, alla nuova vita sociale.</p>
<p>La sensazione che ognuno sarebbe stato artefice del proprio progetto di cambiamento nella nuova società<strong> faceva assegnare il giusto valore alle cose, sollecitandone il risparmio in vista di un possibile futuro utilizzo</strong>; ciò orientava anche il comportamento dei bambini nel rapporto con il gioco e con i (pochi) giocattoli.</p>
<p><strong>L’utilizzo a fini ludici di materiali di scarto raggiungeva livelli straordinari: noi sapevamo trarre motivo di gioco o di passatempo da ogni oggetto che ci capitasse tra le mani.</strong></p>
<p>L&#8217;incisione di tacche sui bordi trasformava i <strong>rocchetti di legno del filo da cucito in ruote di carri armati</strong>, pronte per essere azionate da un meccanismo ad elastico.</p>
<p>Una <strong>scheggia di mattone</strong> veniva limata sui bordi, poi scavata al centro con un vetro appuntito fino a diventare <strong>un anello</strong>.</p>
<p><a href="http://www.chilopesa.it/wp-content/uploads/2010/06/east-side-children-foto-library-of-congress.jpg"><img class="alignright size-medium wp-image-516" style="margin-left: 10px; margin-right: 10px;" title="east side children foto library of congress" src="http://www.chilopesa.it/wp-content/uploads/2010/06/east-side-children-foto-library-of-congress-300x217.jpg" alt="" width="300" height="217" /></a>Con gli elastici più  robusti costruivamo <strong>le fionde</strong>, con le stecche di ombrello <strong>gli archi</strong>, con la terra  impastata elaborate piste, con tanto di sovrappassi e gallerie, per le <strong>corse con le biglie</strong>.</p>
<p>Senza una TV che ci tenesse inchiodati, come è successo alle generazioni seguenti, non ci mancava il tempo per tali dispendiose attività ed era divertente impiegarlo così, nel solito gruppo affiatato.</p>
<p>Per le corse si usavano anche piste disegnate col gesso sull’asfalto: in questo caso i “corridori” erano <strong>i tappi delle bottigliette</strong>, spinti con uno schiocco delle dita (<em>bicellata</em>, in dialetto) e resi più pesanti e maneggevoli con lo stucco.</p>
<p>Gli stessi tappi servivano anche per fare le squadre di calcio di un gioco anticipatore del Subbuteo.</p>
<p>Chi frequentava i boy-scout (“lupetti”, i più piccoli) imparava ad accendere un fuoco, a costruire  archi e frecce, a utilizzare rami ed altri oggetti e le sue conoscenze diventavano patrimonio comune.</p>
<p><strong>Noi bambini sapevamo maneggiare con buona sicurezza i più disparati attrezzi: la manualità  era il “pane quotidiano” delle famiglie, nelle quali i papà operai sapevano riparare tutto, dagli impianti domestici alle nostre scarpe…</strong></p>
<p>I giochi che ho ricordato, così come altri dei quali parlerò nei prossimi post, erano praticati in prevalenza dai maschietti del quartiere, che però  non ne disdegnavano altri considerati “femminili” (come il pàmpano, il salto della corda, le “belle statuine”, ecc.), così come le bambine giocavano spesso con le biglie, le figurine, ecc.</p>
<p>La partecipazione a questi giochi era spesso “mista”, mentre rimanevano rigorosamente “di genere” i giochi con le bambole (e derivati) per le femmine e le battaglie e gli esplosivi per i maschi.</p>
<p><em>Foto: <a title="foto George Eastman House" href="http://www.flickr.com/photos/george_eastman_house" target="_self">George Eastman House</a> e <a title="foto Library of Congress" href="http://www.flickr.com/photos/library_of_congress" target="_blank">Library of Congress</a></em></p>
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		<title>Noi lo pesiamo, loro ci fanno un museo</title>
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		<pubDate>Wed, 09 Jun 2010 08:42:54 +0000</pubDate>
		<dc:creator>claudia</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Nascerà a Genova il primo Museo della rumenta, iniziativa dell&#8217;amministrazione comunale presentata lo scorso 4 giugno nel quadro delle iniziative organizzate in occasione della Giornata Mondiale dell&#8217;Ambiente.
“La rumenta &#8211; si legge nell&#8217;introduzione del progetto &#8211; va utilizzata  come chiave di lettura della storia e dell&#8217;antropologia e asse centrale  del dibattito per un cambio [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://www.chilopesa.it/wp-content/uploads/2010/06/but-is-it-art-foto-di-mdu2boy.jpg"><img class="alignleft size-medium wp-image-504" style="margin-left: 10px; margin-right: 10px;" title="but is it art foto di mdu2boy" src="http://www.chilopesa.it/wp-content/uploads/2010/06/but-is-it-art-foto-di-mdu2boy-239x300.jpg" alt="" width="239" height="300" /></a>Nascerà a Genova il primo <strong>Museo della rumenta</strong>, iniziativa dell&#8217;amministrazione comunale presentata lo scorso 4 giugno nel quadro delle iniziative organizzate in occasione della Giornata Mondiale dell&#8217;Ambiente.</p>
<p>“<em>La rumenta</em> &#8211; si legge nell&#8217;introduzione del progetto &#8211; <em>va utilizzata  come chiave di lettura della storia e dell&#8217;antropologia e asse centrale  del dibattito per un cambio di paradigma: produttivo, nei consumi, dei  comportamenti, delle relazioni. Genova può concepire un progetto cui  dare il nome di Museo della rumenta, capace di allargarsi coinvolgendo  altre città e altri “luoghi” nelle sue attività (museali, scientifiche,  artistico culturali, economiche)</em>”.</p>
<p><strong>Il Museo si dividerà in quattro sezioni</strong>. La prima è quella del <strong>Museo vero e proprio</strong>, con spazi dedicati alla <a title="storia della spazzatura su chilopesa.it" href="http://www.chilopesa.it/category/news/si-stava-meglio-quando-si-stava-peggio/" target="_blank">storia della spazzatura</a>, uno spazio espositivo generale e uno dedicato alle diverse forme di rifuto.</p>
<p>La seconda si configura come un <strong>laboratorio</strong> di riflessione scientifica, divulgazione e diffusione di buone pratiche sul concetto di rifiuto e sul suo &#8220;superamento&#8221;, prevenzione, riduzione, percorso verso una società a rifiuti zero.</p>
<p>La terza sezione è quella <strong>artistico-culturale</strong> dedicata alle attività figurative, video-cinematografiche, letterarie che utilizzano materialmente e/o prendono lo spunto espressivo da residui e scarti delle attività umane</p>
<p>Infine, la parte dedicata alla <strong>filiera del riutilizzo</strong>, un centro (e una rete) di green economy del riutilizzo e della  preparazione al riutilizzo, basata sulla valorizzazione del lavoro  inclusivo.</p>
<p>Un progetto indubbiamente nuovo e innovativo, sicuramente destinato ad aumentare la consapevolezza dell&#8217;impatto sull&#8217;ambiente dei rifiuti e, di coseguenza, delle nostre scelte e dei nostri stili di vita.</p>
<p>Per chi fosse interessato, è possibile <a href="http://www.chilopesa.it/wp-content/uploads/2010/06/museo-della-rumenta.pdf">scaricare il progetto</a>.</p>
<p><em>Foto di <a title="foto di phil romans" href="http://www.flickr.com/photos/mdu2boy" target="_blank">Phil Romans</a>.</em></p>
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		<title>Vecchi elettrodomestici, nuove norme</title>
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		<pubDate>Tue, 08 Jun 2010 20:44:17 +0000</pubDate>
		<dc:creator>silvia</dc:creator>
				<category><![CDATA[...e questo dove lo butto?]]></category>
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		<description><![CDATA[Se di recente vi è capitato di tentare l&#8217;acquisto online di un grande elettrodomestico, vi sarete accorti che quasi nessuno accanto a promozioni, offerte sulla consegna e sconti vari, menziona mai il ritiro del vecchio frigo o lavatrice che sia.
Il venditore a cui mi sono rivolta per acquistare una lavatrice è stato peraltro solerte nel [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://www.chilopesa.it/wp-content/uploads/2010/06/lavatrice.jpg"><img class="size-full wp-image-499 alignleft" title="lavatrice" src="http://www.chilopesa.it/wp-content/uploads/2010/06/lavatrice.jpg" alt="" width="300" height="211" /></a>Se di recente vi è capitato di tentare l&#8217;acquisto online di un grande elettrodomestico, vi sarete accorti che quasi nessuno accanto a promozioni, offerte sulla consegna e sconti vari, menziona mai il ritiro del vecchio frigo o lavatrice che sia.<br />
Il venditore a cui mi sono rivolta per acquistare una lavatrice è stato peraltro solerte nel rispondere alla mia richiesta via mail e comunicarmi modalità e costi.</p>
<p>Che fortuna, ho pensato! Per soli 10 € trasporteranno per ben 4 piani il mostro succhia elettricità con cui fin&#8217;ora ho ingrigito i panni! Mica come la povera pesatrice Claudia che <a href="http://www.chilopesa.it/2010/02/04/rifiuti-elettrici-e-elettronici-raccolta-record-nel-2009/">il frigo se l&#8217;è dovuto trasportare</a> con le sue manine fino all&#8217;isola ecologica perché il venditore &#8220;non era attrezzato&#8221; per il ritiro.</p>
<p>Beh, pare che dal 18 giugno <a href="http://www.adnkronos.com/IGN/Sostenibilita/Risorse/Adoc-vigileremo-su-norma-uno-contro-uno-per-rifiuti-elettrici-ed-elettronici_505077112.html" target="_blank">le cose cambieranno</a>: a partire da quella data chi vende elettrodomestici, in caso di acquisto di apparecchio equivalente, dovrà ritirare <strong>gratuitamente</strong> il vecchio.</p>
<p>Come la chiamano: regola dell&#8217;uno contro uno (gli apparecchi devono essere equivalenti)</p>
<p>Quali dispositivi sono soggetti alla norma: lavatrici, frigoriferi, televisori e altri apparecchi elettrici (nome in codice: RAEE)</p>
<p>Cosa comporta la violazione della norma: una multa dai 150 ai 400€</p>
<p>Chi vigila: l&#8217;<a href="http://www.adoc.org" target="_blank">adoc</a> (associazione per la difesa e l&#8217;orientamento dei consumatori)</p>
<p>Qui potete <a href="http://www.consorzioremedia.it/1/documentazione/normativa.html" target="_blank">scaricare il pdf</a> con la norma</p>
<p>Quindi: se dovete comprare un elettrodomestico, aspettate che la norma entri in vigori e protestate se non viene rispettata. Al di là del costo e della scomodità di dover provvedere personalmente, assegnare ai venditori il ritiro significa favorire il corretto smaltimento di questi rifiuti, spesso pericolosi. Come si legge sul <a href="http://www.adoc.org/index/it/comunicati.show/sku/5014/AMBIENTE%3A+Adoc%2C+bene.html" target="_blank">sito dell&#8217;Adoc</a>, in occasione del passaggio al digitale terrestre parchi e cestini di Roma sono stati invase da televisori abbandonati.</p>
<p><em>Foto: <a href="http://www.flickr.com/photos/owenbushell/4563754898/" target="_blank">Owen&#8217;s</a></em></p>
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		<title>Il riciclo geek</title>
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		<pubDate>Sat, 05 Jun 2010 15:32:28 +0000</pubDate>
		<dc:creator>silvia</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Fanno la fila per accaparrarsi l&#8217;ultimo gioiellino tech, ma alla fine, i veri geek soffrono terribilmente nel separarsi dalle vestigia del passato tecnologico.
Ecco qualche consiglio scovato in rete per unire le due passioni con un pizzico di creatitvità
Il floppy è vivo e lotta insieme a noi:  A differenza del cd, che ancora sopravvive nonostante il [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Fanno la fila per accaparrarsi l&#8217;ultimo gioiellino tech, ma alla fine, i veri geek soffrono terribilmente nel separarsi dalle vestigia del passato tecnologico.</p>
<p>Ecco qualche consiglio scovato in rete per unire le due passioni con un pizzico di creatitvità</p>
<p><strong>Il floppy è vivo e lotta insieme a noi</strong>:  A differenza del cd, che ancora sopravvive nonostante il trionfo di chiavette usb e memorie super capienti, il povero dischetto è ormai orfano di dispositivi in grado di leggerlo. Molti di noi però ne conservano amorevolmente svariati esemplari che sarebbe un vero peccato condannare al bidone.</p>
<p style="text-align: center;">
<div id="attachment_485" class="wp-caption aligncenter" style="width: 310px"><a href="http://www.chilopesa.it/wp-content/uploads/2010/06/floppy_portapenne.jpg"><img class="size-full wp-image-485 " title="floppy_portapenne" src="http://www.chilopesa.it/wp-content/uploads/2010/06/floppy_portapenne.jpg" alt="" width="300" height="211" /></a><p class="wp-caption-text">Il portapenne di Espit Cabane</p></div>
<p><a href="http://en.espritcabane.com/recycling-crafts/diskette-pen-holder.php">Esprit Cabane</a> spiega in pochi semplici passi come realizzare un originale portapenne assemblando i floppy. Per i più avventurosi c&#8217;è anche un video tutorial che guida alla realizzazione di una borsa!</p>
<div id="attachment_486" class="wp-caption aligncenter" style="width: 310px"><a href="http://www.chilopesa.it/wp-content/uploads/2010/06/floppy-notes.jpg"><img class="size-full wp-image-486" title="floppy-notes" src="http://www.chilopesa.it/wp-content/uploads/2010/06/floppy-notes.jpg" alt="" width="300" height="211" /></a><p class="wp-caption-text">Il notes di Vat19</p></div>
<p>Non verrà elegante come quello di <a href="http://www.vat19.com/dvds/floppy-disk-journal-notepad.cfm">Vat19</a>, ma anche noi possiamo realizzare un quadernetto per gli appunti grazie a questo <a href="http://www.videojug.com/film/how-to-make-a-notepad-from-floppy-disk">video tutorial</a></p>
<div id="attachment_487" class="wp-caption aligncenter" style="width: 310px"><a href="http://www.chilopesa.it/wp-content/uploads/2010/06/floppy-frigo.jpg"><img class="size-full wp-image-487" title="floppy-frigo" src="http://www.chilopesa.it/wp-content/uploads/2010/06/floppy-frigo.jpg" alt="" width="300" height="211" /></a><p class="wp-caption-text">La scatola per il burro di avlxyz</p></div>
<p>Il caro floppy era contenuto in quelle, ehm, deliziose scatolette di plastica. Se ne avete ancora potete seguire l&#8217;esempio di <a href="http://www.flickr.com/photos/avlxyz/3427270395/">Avlxyz</a> e riciclare come scatole per conservare il formaggio nel frigorifero.</p>
<p>Per i nostalgici privi di floppy segnalo da <a href="http://www.ri-creazione.info/2010/riciclare-le-vecchie-vhs/">Ri-creazione</a> l&#8217;interessante recupero di Centennial Merchant che realizza e vende (nel suo <a href="http://www.etsy.com/shop/CentennialMerchant?section_id=6676486">shop su Esty</a>) vecchie custodie vhs riconvertite in case per hard disk esterni.</p>
<p>Infine, dato che non si vive di sola nostalgia, se siete tra i fortunati che hanno già messo su le mani su un iPad, potete realizzare una comoda custodia per il vostro gioiello utilizzando un vecchio maglione e seguendo i consigli di <a href="http://tempolibero.pourfemme.it/articolo/crea-in-casa-la-custodia-per-il-tuo-ipad/2621/">Pourfemme</a>.</p>
<p>Se i vostri rifiuti tecnologici sono irrecuperabili, non dimenticate che, contenendo materie fortemente inquinanti, seguono <a href="http://www.chilopesa.it/2010/02/04/rifiuti-elettrici-e-elettronici-raccolta-record-nel-2009/">precise norme</a> per lo smaltimento.</p>
<p><em>Update: </em><a href="http://mashable.com/2010/06/06/diy-iphone-cases/">Mashable</a> ha giusto giusto pubblicato una serie di suggerimenti per creare delle custodie per iPhone</p>
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		<title>Quando riciclare non è più ecosostenibile</title>
		<link>http://www.chilopesa.it/2010/06/04/quando-riciclare-non-e-piu-ecosostenibile/</link>
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		<pubDate>Fri, 04 Jun 2010 15:19:03 +0000</pubDate>
		<dc:creator>claudia</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Questa mattina il giornale della radio belga RTBF ha dato una notizia molto sintomatica dei tempi in cui viviamo.
I giornali e le riviste belghe sono stampate su carta che viene riciclata da un&#8217;azienda fiamminga che lavora la vecchia carta togliendone l&#8217;inchiostro e producendone di nuova pronta per essere ristampata.
Si parla di 550 milioni di tonnellate [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://www.chilopesa.it/wp-content/uploads/2010/06/paper-recycle-bale-foto-di-tonx.jpg"><img class="alignleft size-medium wp-image-480" style="margin-left: 10px; margin-right: 10px;" title="paper recycling bale foto di tonx" src="http://www.chilopesa.it/wp-content/uploads/2010/06/paper-recycle-bale-foto-di-tonx-300x225.jpg" alt="paper recycling bale foto di tonx" width="300" height="225" /></a>Questa mattina il giornale della radio belga RTBF ha dato una notizia molto sintomatica dei tempi in cui viviamo.</p>
<p><strong>I giornali e le riviste belghe sono stampate su carta che viene riciclata da un&#8217;azienda fiamminga</strong> che lavora la vecchia carta togliendone l&#8217;inchiostro e producendone di nuova pronta per essere ristampata.</p>
<p><strong>Si parla di 550 milioni di tonnellate all&#8217;anno di carta che torna a vivere grazie al processo di riciclaggio.</strong></p>
<p>Ora però l&#8217;attività di questa azienda è in crisi perché le compagnie intermunicipali che si occupano della raccolta dei rifiuti preferiscono vendere la carta a imprese cinesi che importano e riciclano la nostra carta <strong>per farne imballaggi per tutti i prodotti <em>made in China</em></strong> che arrivano in occidente. <strong>Un terzo di tutta la carta raccolta prende la strada della Cina</strong>, costringendo l&#8217;impresa belga a cercare carta nei paesi vicini, con conseguente aumento dei costi che potrebbe anche arrivare a ripercuotersi sugli editori dei giornali.</p>
<p><strong>La Cina non possiede grandi foreste e ha pochissima carta il cui recupero è quasi nullo. Ecco perché, per poter produrre imballaggi, è costretta a importare carta dall&#8217;altro lato del pianeta.</strong></p>
<p>Pensato così, si possono avere <strong>dubbi più che legittimi sull&#8217;effettiva efficacia del riciclaggio</strong>: un conto è trasportare per poche centinaia di chilometri le materie da riciclare, un altro e farle viaggiare per migliaia di chilometri.</p>
<p>Per chi parla francese, ecco <a title="il servizio della rtbf" href="http://www.rtbf.be/info/matin-premiere/le-journal-de-9h-224031" target="_blank">il servizio della radio belga</a> (dal minuto 3.34)</p>
<p><em>Foto di <a title="foto di tonx" href="http://www.flickr.com/photos/tonx" target="_blank">tonx</a></em></p>
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		<title>Acqua pubblica e di qualità per ridurre i rifiuti</title>
		<link>http://www.chilopesa.it/2010/05/25/acqua-pubblica-e-di-qualita-per-ridurre-i-rifiuti/</link>
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		<pubDate>Tue, 25 May 2010 08:00:43 +0000</pubDate>
		<dc:creator>claudia</dc:creator>
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		<description><![CDATA[In queste settimane in tutta Italia si raccolgono le firme per il referendum abrogativo del decreto legge che, di fatto, privatizza l&#8217;acqua e la sua gestione.
Cosa c&#8217;entra questo con i rifiuti? C&#8217;entra, eccome, come si può vedere in questo bel video realizzato dalla squadra di Story of Stuff. Si parla di Stati Uniti, ma la [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>In queste settimane in tutta Italia <strong>si raccolgono le <a title="Acqua bene comune" href="http://acquabenecomune.org/spip.php" target="_blank">firme per il referendum abrogativo</a> del decreto legge che, di fatto, privatizza l&#8217;acqua</strong> e la sua gestione.</p>
<p><strong>Cosa c&#8217;entra questo con i rifiuti?</strong> C&#8217;entra, eccome, come si può vedere in questo bel video realizzato dalla squadra di <a title="Story of Stuff" href="http://storyofstuff.org/" target="_blank">Story of Stuff</a>. Si parla di Stati Uniti, ma la situazione italiana non è molto diversa.</p>
<p><object classid="clsid:d27cdb6e-ae6d-11cf-96b8-444553540000" width="425" height="350" codebase="http://download.macromedia.com/pub/shockwave/cabs/flash/swflash.cab#version=6,0,40,0"><param name="src" value="http://www.youtube.com/v/caEd9CUQt0w" /><embed type="application/x-shockwave-flash" width="425" height="350" src="http://www.youtube.com/v/caEd9CUQt0w"></embed></object></p>
<p><a href="http://www.chilopesa.it/wp-content/uploads/2010/05/Plastic-bottles-and-garbage-on-the-bank-of-a-river-foto-di-horia-varlan.jpg"><img class="alignleft size-medium wp-image-471" style="margin-left: 10px; margin-right: 10px;" title="Plastic bottles and garbage on the bank of a river" src="http://www.chilopesa.it/wp-content/uploads/2010/05/Plastic-bottles-and-garbage-on-the-bank-of-a-river-foto-di-horia-varlan-199x300.jpg" alt="Plastic bottles and garbage on the bank of a river" width="199" height="300" /></a><strong>Gli italiani  sono i terzi consumatori al mondo di acqua in bottiglia</strong>. Con 204,8 litri  pro-capite bevuti nel 2007, risultano i primi consumatori tra i paesi  industrializzati. (fonte: <a title="Etica ed economia" href="http://www.eticaeconomia.it/il-mercato-delle-acque-in-bottiglia-in-italia.html" target="_blank">Etica ed Economia</a>).</p>
<p><strong>L’80% dell’acqua viene  venduta in bottiglie di plastica che si trasformano in rifiuti poco tempo dopo essere state acquistate</strong>.<br />
Occorrono 365.000 tonnellate di Pet per fabbricare le  bottiglie di plastica dell’acqua consumata in  un anno dagli italiani. <strong>Solo il 35%  viene riciclato</strong>: cosa che comunque comporta un costo ambientale dato che  le ex bottiglie vanno trasportate, lavate, sminuzzate,  rifuse. <strong>Per il 65%, la plastica delle bottiglie d’acqua finisce in  discarica o, peggio, viene bruciata negli inceneritori.</strong> (fonte <a title="Blogeko" href="http://www.blogeko.it/2010/i-costi-economici-ed-ecologici-dellacqua-in-bottiglia-perche-non-vietarne-gli-spot/" target="_blank">Blogeko</a>)</p>
<p><strong>Cosa possiamo fare?</strong> Bere acqua del rubinetto, che nella maggior parte dei casi è qualitativamente migliore di quella in bottiglia. Usare borracce o bottiglie riutilizzabili quando si esce di casa. Ordinare acqua del rubinetto quando si va al ristorante. Questa è una cosa che ho l&#8217;abitudine di fare ovunque io mi trovi e di solito lo sguardo dei camerieri è perplesso. Mi sento in dovere ogni volta di precisare che la mia richiesta non ha a che fare con il risparmio economico (non solo) ma con la riduzione di rifiuti e trasporto di merci. E nonostante questo spesso mi portano acqua in bottiglia comunque&#8230;</p>
<p>Se volete andare sul sicuro, <strong><a title="Imbrocchiamola" href="http://www.altreconomia.it/site/fr_raggruppamento_detail.php?intId=5" target="_blank">Altreconomia</a> segnala i ristoranti di tutta Italia che servono acqua del rubinetto.</strong> E&#8217; possibile anche segnalare chi la offre e chi no. Un modo per pubblicizzare gli esercizi virtuosi e &#8220;punire&#8221; quelli meno.</p>
<p><em>Foto di <a title="foto di Horia Varlan" href="http://www.flickr.com/photos/horiavarlan" target="_blank">Horia Varlan</a></em></p>
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